Se, come scriveva Brillat-Savarin.
"la scoperta di un manicaretto nuovo fa per la felicità del genere umano più che la scoperta di una stella"
abbandonate telescopi e planetari e recatevi in via della Vite, nel salotto di Mario.
Dal nativo Castelfranco di Sopra. venticinque chilometri da Firenze.
Mario Mariani giunse a Roma nel 1942 con spirito di sacrificio, dedizione, e un sogno nel cassetto. Ora. a guardarlo sorridente servire lo stracotto alla fiorentina o la ribollita a personalità eminenti della politica, della cultura e dello spettacolo, si può ragionevolmente credere che quel sogno si sia realizzalo.
"Ho costruito quello che volevo -afferma sereno - e per questo rifarei esattamente tutto ciò che ho fallo. Stesse scelte, stessi sacrifici".
La cordialità dell'accoglienza e la squisitezza della cucina derivano a Mario dall’abile fusione di istinto ed impegno.
Uscito dalla scuola alberghiera di Bellagio sul lago di Como, scelto dal Direttore della Giga Hotels per il suo albergo sul Lido di Venezia. Mario sarebbe certo diventato un ottimo maitre.
Ricorda ancora con orgoglio e tenerezza il bacio dell'imperatrice Soraya. come ringraziamento per l'efficienza del servizio.
Dì lì ai più importanti Hotel d'Italia: Quirinale. Mediterraneo. Savoia. Hassler. Finalmente l'occasione per il grande salto nel mondo della ristorazione: era il 1960 quando Mario rilevò il 'Pulcinella”, un localino di poche pretese in via della Vite 64. L'esordio non fu dei più incoraggianti:
"Il primo giorno fece sei coperti, il secondo uno".
Via via le cose andarono meglio, più o meno come oggi che il ristorante si è spostato nei locali del più spazioso "Leandro", quotidianamente insufficiente ad accogliere quanti chiedono cibo e ospitalità.
"Non ho segreti per il mio successo: credo che le persone apprezzino l'atmosfera, la cordialità, l'opportunità di gustare ancora i sapori di una volta".
Ed è per non venire meno a questo impegno che tutti i giorni Mario ritorna in cucina per dare libero sfogo alla creatività, e soprattutto per dare l'esempio a chi lavora accanto a lui.
Tutto il mondo che conta si è ritrovato ai tavoli di Mario, in oltre trent'anni di attività: dal presidente della Repubblica Gronchi, "appassionato di fagioli zolfini e stracotto", a Saragat e poi Patini.
Cinecittà ha lascialo traccia del suo passaggio in fotografie autografe che ornano le pareti del locale. ' Aldo Fabrizi era di casa.
Tutte le sere, dopo il Rugantino, lo aspettavamo a cena con noi - ricorda Mario.
Una sera si presentò con Tutta la compagnia 42 persone all'una di notte.
Aldo venne in cucina ed insieme preparammo la cena a tutti. La cosa straordinaria era la passione con cui inventava nuovi sughi mischiando d'istinto spezie ed aromi diversi".
Ed ancora Anna Magnani. Nino Manfredi, Alberto Sordi, Vittorio De Sica. Mario Soldati e tanti altri, riconoscibili nel volume delle firme custodito gelosamente nel locale.
Gli onori fanno piacere a Mario, lo lusingano, ma non spostano di un centimetro la sua determinazione al lavoro quotidiano.
"Non cedo il passo, non abbandono il campo".
E così prima da Cavaliere della Repubblica, poi da Ufficiale, poi da Commendatore
("era il 1974. sono uno dei più giovani commendatori d'Italia"), da star televisiva e vincitore di premi internazionali di cucina.
Mario divide i suoi giorni fra i tavoli del suo locale e la preparazione dei suoi piatti.
La cucina di Mario è tradizionale e nello stesso tempo imprevedibile: niente mode esotiche, niente esperimenti saltuari, ma ricette consolidate, antichissime, gustose alla maniera toscana, rivissute con un pizzico di fantasia: quella cifra personale che è un po' la firma dell'artista. Ecco allora ribollite, pappe col pomodoro, stracotto alla fiorentina, anatra in umido, camoscio, cinghiale, lepre in salmì.
E per i dolci ci si affida alle mani altrettanto abili della squisita padrona di casa, la signora Maria “di Castefranco anch’io, e da più generazioni.
Anzi in casa mia nessuno si ricorda di esser mai stato altrove”.
Come dire, un angolo di terra di Dante preziosamente custodito nel cuore di Roma.